Il Blog di “Arte e Scienza”: perché

  • Mi assale oggi una nostalgia soave, è vivo il desiderio di averli accanto,Mi mancano Albert Einstein e Luigi Pirandello, che, insieme, accolti da un pubblico entusiasta, riuscirono ad esprimere i motivi del loro successo: disse Einsein Semplice| Non capisce nulla del tuo lavoro e quasi turtto del mio.>  Nessuno prima di loro aveva realizzato letteratura enigmatica e scienza decifrabile.| Gli uomini amano sentirsi profondamente stupiti e ricominciare ogni attimo l’esistenza, basandola su nuove emozioni. Desiderano una conoscenza perennemente rivoluzionaria. Ma come? Di che si tratta? Si tratta di prolungare alcuni stati di grazia, capaci di riscoprire gli antichi pensatori costringendoli a scrivere e riscrivere la storia che verrà. Questa impresa è riuscita ad alcuni dei Nostri, per esempio a Luca Nicotra, quando ci ha mostrato la straordinaria modernità del pensiero matematico di Archimede, a Manuel Knoll, quando ha valutato il legame fra Aristotele e Platone e gli Egalitaristi moderni, a Piero Trupia capace di spiegare, con la sapienza di molti libri perché è bello quel che è bello. Abbiamo cercato tutti, più o meno consapevolmente, questo effetto ( me ne sono accertata). Persino io ho sfiorato la meta rispolverando l’esoterismo di Goethe, la vigliaccheria di Goebbels e l’autismo di Michelangelo. Ecco il segreto dei grandi: sanno come sedurre alla scienza, conquistare all’arte, eccitare alla vita chiunque. • Se dico chiunque non è un caso. Quei mostri di fascino ai quali alludo sono capaci di svegliare una mente insonnolita e di fare ardere d’amore un cuore arido. Insinuano la loro ispirazione nel tessuto dei media meno nobili, conquistano il pubblico di quei prodotti censurati dagli intellettuali con la puzza sotto il naso. Invadono le tivù, le soap romantiche e i cabaret triviali. Sono sempre presenti dovunque, perché hanno cambiato le regole, i suoni, i sapori, la musica dell’esistenza e della natura. Senza i loro sapori non c’è emozione, nessun appetito. Non c’è saziabile voglia. Quindi vorrei che fossero qui oggi ad iniziare personalmente questo blog, che ho voluto e del quale sono, in termine tecnico, l’amministratore. Rinunzio alla versione femminile della parola, convinta che non mi farebbe più donna o sufficientemente abile e orgogliosa. Credo sia quasi chiaro perché esiste ora il blog, ma è bene precisarlo. Esiste perché il blog è il mezzo contemporaneo della espressione e della diffusione del pensiero più efficace. E’ la forma del dialogo aperto a tutti. E’ accessibile e non costa nulla. Il nostro blog è qui. Parlerà di notizie, eventi, fenomeni interessanti. Seguiremo, giorno dopo giorno, come la cronaca politica sociale e culturale modifica la nostra umanità e attacca l’umanesimo oppure ne potenzia l’energia.  Si intende, insomma, chiacchierare con ritmi serrati e tempi brevi rispetto a quelli della rivista ArteScienza. Speriamo di trovare amici, oppositori, nuovi partner e qualche genio, molti talenti. Abbiamo anche un obiettivo presuntuoso: contribuire a creare o curare quella grande bellezza capace, secondo Dostoevskij di salvare il mondo. Crediamo nella funzione della cultura. A chi sostiene che la cultura non crea ricchezza, rispondiamo decisi : «Volete provare con l’ignoranza? Vi attende una disperata povertà e guai, guai, tanti guai. Se volete esempi, non c’è problema. Ne è pieno il mondo».

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4 risposte a Il Blog di “Arte e Scienza”: perché

  1. Mario ha detto:

    Una bellissima iniziativa. La seguiró con passione.
    Isabella sempre sorprendente.

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  2. Mario De Paz ha detto:

    Oltre all’elogio dell’arte, della scienza e della bellezza, bisogna anche vedere la bruttezza, dove si presenta. L’ultima bruttezza che ho visto è stata al G7, quando la moglie di Trump è scesa vestita da Arlecchino con un orrendo abito da 51000 dollari. Purtroppo il cattivo gusto esiste, come esistono arte, scienza e bellezza.

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    • isabelladepaz ha detto:

      Perché mai dovremmo occuparci qui della grande bruttezza? Abbiamo fatto una scelta diversa. Lo sdegno per le offese al buon gusto e al buon senso, però, potrebbe essere qui gradito e accolto. Prova ad esprimerlo con un gesto musicale, pittorico o letterario. Con le rime, con la satira e i versi, per esempio. Non sei nuovo a questo genere, mi pare. Ti segnalo un poemetto inglese del satirico Goddard, che racconta di un mastino e altri orribili cani feroci, importati dagli Antipodi, che attaccano, facendoli a brandelli, il malcostume e i vizi della società. E’un buon modello.

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